“L’informazione in rete, al tempo delle fake news”

Molto informato e pieno di riferimenti utili l’intervento del dottor Antonio Fini l’altro giorno a Rapallo nell’ambito dell’atteso evento Futura, riferimenti che si possono ritrovare nelle slide gentilmente messe a disposizione dallo stesso relatore e che io a mia volta vi condivido.

Come difenderci dalle fakenews, questo l’obiettivo del workshop tenuto dal dirigente scolastico spezzino: obiettivo che il nostro dichiara immediatamente tutt’altro che facile: non possiamo fidarci neppure di quello che vediamo: infatti egli ci mostra un video in cui l’ex presidente degli Stati Uniti Obama dice delle cose assolutamente improbabili ma con una mimica della bocca impeccabile per cui sembra assolutamente che sia lui a parlare finché non si vede in un altro video il ragazzo che effettivamente ha pronunciato quelle parole da cui si capisce che è un video manipolato. Vengono quindi indicati una serie di comportamenti da adottare e da suggerire anche agli studenti che più di noi adulti sono condizionati dagli ambienti social dove soprattutto le fakenews attecchiscono. Infatti come dimostra il rapido sondaggio online che il dirigente ci ha proposto con lo strumento Mentimeter noi docenti, campione di una fascia di età adulta e di cultura elevata utilizziamo principalmente i giornali e la televisione per informarci. Ma il nostro relatore ci dimostra come anche organi di informazione autorevole possano contenere bufale: ci fa vedere infatti due informazioni sulle lette su importanti quotidiani nazionali, quantunque in versione online, con due notizie false: un articolo da cui si deduce che con il nuovo ordinamento scolastico italiano alle elementari e alle medie sono tutti promossi per legge e la notizia che a Parigi i telefonini a scuola sono stati vietati  per la legge. I comportamenti da adottare, previa la necessità di distinguere tra bufale e scherzi tra fakenews e satira,partono naturalmente dall’attento controllo delle fonti, dalla verifica dell’autore e della data. La difesa dalle fakenews va perseguita tuttavia nella consapevolezza della sua estrema difficoltà: cosa di cui i partecipanti al workshop hanno avuto modo di rendersi conto immediatamente, quando, di fronte a un’attività pratica in cui si doveva cercare di capire se una notizia presa dalla rete era una notizia vera o falsa, pur osservando i comportamenti che ci erano stati suggeriti, molti di noi non sono riusciti a comprendere che si trattava di una fake.

Per approfondire meglio nelle slide si possono trovare gli “aiuti” forniti da enti competenti: l’infografica a cura dell’ Isla (International Federation of Library Associations and Institutions) e il decalogo recentemente pubblicato dal Miur # Basta bufale in cui sono indicati i comportamenti da tenere nel web. Inoltre sono segnalati contributi e fonti di diverso tipo a cui attingere a piene mani per affrontare, per sé e nelle proprie classi, questo delicato tema, ad esempio il percorso online a cura della professoressa Patrizia Vajola sulla “Affidabilità delle informazioni” e il libro di Maria Cecilia Averame “Riconoscere le fake news in classe” ritenuto testo indispensabile. Infine sono indicati i principali siti web che sono stati creati proprio per cercare di smontare le bufale, l’attività presa a cuore da alcuni siti specializzati, in gergo “debunking”.

Il dottor Fini non omette infatti di indicare anche il glossario delle parole chiave del fenomeno fake news. Ecco le espressioni che dobbiamo conoscere:

filter Bubble traduzione italiana filtro-bolla, filtraggio delle informazioni. Bolla è la nostra cerchia su un social network e determina l’informazione che, spesso senza che ce ne rendiamo conto, viene veicolata dagli stessi portali, a seconda dei nostri gusti, ovvero la personalizzazione dei risultati di ricerche su siti che registrano la storia del comportamento dell’utente. Questi siti sono in grado di utilizzare informazioni sull’utente (come posizione, click precedenti, ricerche passate) per scegliere selettivamente tra tutte le risposte quelle che vorrà vedere l’utente stesso. L’effetto è di isolare l’utente da informazioni che sono in contrasto con il suo punto di vista, effettivamente isolandolo nella sua bolla culturale o ideologica. La raccolta di queste informazioni può essere dettate da fini commerciali o altro, ma in ogni caso è necessario almeno prendere atto che tutto ciò avviene.

bias: sono le preconoscenze. Le nostre preconoscenze possono trasformarsi in pregiudizi: nel caso di informazioni quello che rafforza una mia convinzione può essere considerato vero molto più facilmente che nel caso opposto. Siamo nell’ambito delle distorsioni cognitive, e anche in questo caso è importante esserne consapevoli.

 

clickbait: acchiappaclick,  tecnica con cui si vuole indurre un utente ad andare su un determinato sito; lo si fa mettendo un titolo accattivante, per motivi economici o altro: non è detto necessariamente che le notizie siano false ma decisamente possibile perché i siti che fanno clickbait in genere non controllano le notizie a cui rimandano, sono specchietti per le allodole

 

fact checking consiste nella verifica delle informazioni. Questo vale per le informazioni che leggiamo ma riguarda anche quello che noi stessi disseminiamo nel web come informazioni di noi stessi. Bisogna tenere conto del digital foot print, ovvero l’impronta digitale che uno lascia lì sé, la reputazione che uno si forma in rete a seconda di quello che scrivo. Sembra ad esempio, che molti datori di lavoro vadano a vedere cosa i loro aspiranti dipendenti pubblicano in Facebook.

Una risposta a "“L’informazione in rete, al tempo delle fake news”"

  1. esotericvoiceesotericvoice 6 novembre 2018 / 20:19

    Riconoscere le notizie false è un problema vecchio come il genere umano e francamente non mi sembra che il problema sia certo di questi ultimi tempi. Ciò che semmai si fa sempre più subdolamente strada nelle nostre democrazie occidentali, è la volontà di censura, la volontà di cancellare ogni espressione che non si conformi al pensiero unico del politicamente corretto. Ecco, questo è semmai il vero pericolo! Che poi si usino, come copertura, “nobili” intenti, come la lotta all al cosiddetto “hate speach” o alle “fake news” rende questo pericolo ancora più sinistro.
    Chi stabilisce che cosa sia vero o falso, odioso o meno?

    "Mi piace"

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